
Per secoli, l’orso bruno del Trentino ha convissuto più o meno pacificamente con l’uomo: va detto che fino al diciannovesimo secolo la frequentazione della montagna non era una pratica diffusa come oggi, e ad alta quota (fino a dove c’erano foreste o pascoli) stazionavano solo d’estate i pastori ed i malgari. Inoltre, la fauna delle montagne era di proprietà dei nobili locali, e la caccia di frodo era un reato gravissimo, punito severamente. I conflitti con i plantigradi c’erano, e riguardavano - allora come oggi - le predazioni del bestiame.
Ma nell’Ottocento tutto cambia: inizia un periodo di meno di cento anni nei quali si compie la grande strage degli orsi in Trentino, alimentata anche dalla generosa taglia che l’amministrazione austro-ungarica concede a chi abbatte questi grandi carnivori.
L’esperto ed appassionato di storia Danilo Mussi, che a questo tema ha dedicato lunghe ricerche ed un libro, ci racconta com’è andata. E quanti ne abbiamo uccisi in pochi decenni. Ascolta la prima puntata di “La pelle dell’orso”.