
Tra i fondatori dell'Accademia degli Agiati di Rovereto, nel Settecento, c'era un personaggio a cui oggi guardiamo con simpatia: il sacerdote Giuseppe Felice Givanni, che del sodalizio fu anche il primo segretario. Mentre i famosi Tartarotti e Vannetti dissertavano nella "toscana favella", scegliendo l'italiano per la prima volta come lingua di divulgazione, il Givanni rivendica l'uso del dialetto roveretano, allora largamente parlato. Lo fa per riaffermare le sue umili origini, sferzando con la sua satira sia i cattivi comportamenti del clero (a cui apparteneva), sia della nobiltà cittadina. Ecco chi era e che cosa scriveva, a cominciare dalla sua divertente sentenza: "i siori, quando che i fa en pét, i ghe dis sanità". Fra novelle, componimenti d'occasione e rime.
Ecco la terza puntata della serie "Lo splendente 700 roveretano": ne seguiranno altre due.